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Lavoratori: operatori di conoscenza. La nuova coscienza del sé in azione.

La professionalità è la carta vincente che le aziende spendono per competere nel mercato. Sono le aziende che sanno innovare, quelle che camminano, e lo fanno proprio nelle risorse umane oltre che nelle tecnologie.
Questo capitale intangibile, costituito dalle capacità intellettuali delle persone, dove viene cresciuto, sviluppato, migliorato ? Ecco la vera rivoluzione del “sistema duale”.

L’impresa può accresce le risorse umane già laddove muovono i primi passi: nelle scuole, nelle università. Questo è il senso della riforma che dona un’alternanza scuola-lavoro ma anche lavoro-scuola.
La posizione fondamentale, per lo sviluppo, ha l’uomo al centro con il suo “io” non più schizofrenico, una cosa a scuola e un’altra, tutta un’altra al lavoro, ma l’uomo totalmente ricompreso nel suo lavoro di testa, di mani e di cuore. Un lavoratore, uno studente che sa chiaramente cosa ci si aspetta da lui, cosa è necessario che sappia e quali saranno i benefici che ne conseguiranno.

E questa operazione viene fatta e proposta proprio con il territorio dove abita o studia il giovane. O allargando gli orizzonti si arriva al sistema Paese, nazione, che dialoga con i propri “cervelli”, con gli imprenditori evitando “emorragie” del “sapere distrettuale” e “del sapere paese” recuperando quei processi di fuga o di abbandono proprio perché non trovano risposta economica o di soddisfazione alle aspettative di vita legittime.

La presenza di un’azienda in un paesello o in una periferia di città è di particolare rilievo quindi per la vita di quel luogo. Si attiva una condizione di reciprocità in cui la comunità si riconosce nell’azienda e l’azienda nella comunità.
Ci troviamo dinnanzi ad un “organismo vivente” con capace di adattarsi e modificare il contesto in cui opera mediante processi di learning organization. L’azienda diventa, con le sue persone, attore protagonista.
Questo nuovo “sistema duale” risponde allora al bisogno delle persone e della società di ricomporsi continuamente attorno a progetti, valori, relazioni. Ma bisogna che le persone tutte sappiano che il vero problema della formazione non è solo l’acquisizione di competenze tecniche ma imparare a rappresentarsi come partner con un “io responsabile”. Qui scatta una posizione etica che ispira il comportamento di ogni singolo individuo appartenente alla società. E sarà un’etica di successo se l’azienda si pone come soggetto affidabile assumendo un ruolo importante nel processo di formazione del manager o dell’operaio, del contabile o dell’addetto alla pulizia dello stabilimento.
Il processo di reclutamento delle diverse professionalità quindi dovrà essere accompagnato da una reciproca conoscenza e condivisione di valori per produrre ricchezza ma anche responsabilità sociale. Serve la comunicazione come strumento di coordinamento delle attività relazionali perché questa crea e mantiene la fiducia, attiva i contatti, esprime concetti, sviluppa programmi, rende palesi le azioni.

Servono le istituzioni economiche, quali Camere di Commercio e Unioni Industriali, Associazioni di categoria per vivacizzare il dialogo e sono insostituibili le istituzioni culturali come le scuole e le università, i centri di formazione professionale. Tutti costituiscono un elemento fondamentale per avvalorare comportamenti responsabili e sostenibili per il bene della nostra Italia.

di Efrem Bovo

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